Titolo LA GENERAZIONE RUBATA
Regia Phillip Noyce
Sceneggiatura Christine Olsen
Fotografia

Christopher Doyle, Brad Shield

Nazionalità Australia
Durata 94'
Interpreti Everlyn Sampi (Molly Craig), Tianna Sansbury (Daisy Craig), Laura Monaghan (Gracie Fields), David Gulpilil (Moodoo), Kenneth Branagh (A.o. Neville)

 

 

 

 

 

 

La trama

Nell'Australia degli anni Trenta, 3 bambine meticce, Molly, Daisy e Gracie, figlie di donne aborigene e di australiani bianchi, fuggono dalla missione di Moore River, dove sono state deportate nell'ambito di un programma di assimilazione forzata della popolazione aborigena, e intraprendono un viaggio di ritorno alla comunità di origine sfidando la natura impervia del deserto australiano.
Il viaggio, lungo “il recinto dei conigli” (la lunghissima rete che protegge i pascoli dai conigli selvatici) è anche l'occasione per recuperare, nel confronto quotidiano con la realtà ostile della natura, le conoscenze ancestrali della cultura aborigena. La ricerca della salvezza diventa anche la riappropriazione di un'identità di cui l'uomo bianco, in nome della civiltà, tenta la cancellazione.

La traccia tematica

Il film, attraverso la vicenda delle bambine fuggiasche, affronta con coraggio e rigore, il tema del “genocidio ” degli Aborigeni attuato dalla politica razzista delle autorità australiane. La popolazione indigena dopo essere stata estromessa dalle proprie terre, in seguito alla colonizzazione , venne sottoposta, all'inizio del Novecento, ad un programma di assimilazione forzata che determinò la perdita irreparabile del patrimonio culturale della comunità nativa. Tra la fine dell'Ottocento e gli inizi degli anni Sessanta almeno centomila bambini aborigeni e meticci vennero sottratti alle famiglie e allevati in missioni cattoliche, per essere educati come bianchi e integrati nella cultura dominante. La vicenda narrata prende spunto da una di queste storie : a raccontarla è una scrittrice aborigena la cui madre ha subito questo tentativo di deportazione. Il film vuole essere un forte richiamo al rispetto e alla valorizzazione delle culture marginali di tutto il mondo. Troppo spesso il rapporto con l'altro si è risolto nella storia nell'annientamento della diversità, come dimostrano i tanti genocidi, passati e attuali, che costellano la vicenda del rapporto tra culture. L'altro grande tema rappresentato, che assume emblematico, è quello della fuga come rivendicazione del diritto ad esistere e autodeterminarsi contro ogni tentativo di omologazione. L'alterità investe della proprio carattere straniante anche il paesaggio, che non ha nulla della natura edenica, ma si presenta come scenario ostile e dis-umano.