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La tramaL'orrore quotidiano di abusi e sevizie in una scuola di rieducazione cattolica per “peccatrici” nell'Irlanda degli anni '60. Le storie vere di quattro recluse raccontate in un film drammatico e intenso. |
La traccia tematicaAl centro del film c'è il tema del controllo sociale. Esso viene ottenuto attraverso la norme della morale (che in Irlanda è fortemente connotata in senso religioso) e finalizzata a mantenere un ordine sociale e familiare consolidato dalla tradizione e che non può essere sfidato. In questo contesto il ruolo della donna è rigidamente circoscritto alla sua funzione di moglie e madre, senza concedere nulla alla sua esigenza di ricerca e di affermazione di una identità personale e autonoma: infatti, al di fuori di questo ruolo non viene riconosciuta se, per scelta o per circostanze casuali, non si conforma al modello socialmente condiviso . L' istituzione religiosa, cioè i conventi delle Maddalene, nel momento in cui sancisce la violazione della norma e la punisce, diventa l'incarnazione tangibile della norma stessa e il suo garante. |
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Recensioni criticheMullan filma con correttezza pudica e fin troppo millimetrica, rispettando personaggi e luoghi tipici del filone women in prison (la direttrice irredimibile, la carceriera che è al tempo stesso vittima e carnefice, l'aspirante kapò, la malata di mente, la “dura”, la ragazza del cuore d'oro) e chiudendo la sequenza di torture fisiche e psicologiche con una fuga che pare inverosimile, sebbene sia realmente avvenuta (secondo Pirandello, la vita può permettersi il lusso di non essere verosimile, perché è vera). La sensibilità del regista evita al film il baratro del patetico più retrivo, ma resta l'impressione che, su un tema come questo, sarebbe stato meglio utilizzare la formula del documentario, in modo da evitare quel retrogusto da “film dossier” televisivo che turba, sia pure in misura trascurabile, il tessuto dell'opera. [da www.ondarock.it/cinemarec/magdalene.html] Vincitore del Leone d'oro alla 59° Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, Mullan ci regala un tocco di ottimo cinema che in questi ultimi anni stentava a vedersi. Il film ha come protagoniste delle ragazze "perdute" che rispecchiano fedelmente le vite delle donne realmente prigioniere in questi luoghi, chiusi definitivamente nel 1996. Trentamila ragazze: questo è il numero approssimativo delle giovani che sono state rinchiuse dalle proprie famiglie negli istituti-lavanderie delle suore di Maria Maddalena. In questo film, a ragione, la componente emotiva gioca un ruolo fondamentale e Mullan è perfettamente riuscito a coglierne le mille sfaccettature. L'impotenza di queste donne, per esempio, che sottostanno ai crudeli ordini di suore che sembrano seguire le leggi imposte dal terzo Reich, piuttosto che quelle divine. Ritenuto dalla chiesa cattolica un film dissacrante, "The Magdalene Sisters" (questo il titolo originale) è stato a lungo oggetto di dibattito, riguardo ai metodi adottati in nome di Dio e applicati senza remore in questi istituti di penitenza. [da www.cinemovie.info/magdalene.html]
Prova ad osservare: il piglio documentaristico; i commenti musicali; la lunga sequenza non parlata della festa del matrimonio all'inizio del film, che crea la tensione drammatica; La forza espressiva delle immagini (il crudele taglio dei capelli di Bernadette, la derisione della nudità delle ragazze e la scena tragicomica della messa all'aperto); l'espressività del linguaggio di denuncia che trasforma i personaggi in idealtipi di ruoli sociali |