GARAGE OLIMPO
La trama
E' il 1978 e in Argentina vige la dittatura militare. Maria Fabiani ha diciotto anni e insegna gratuitamente agli analfabeti di una favela. Un giorno un gruppo armato di poliziotti e militari in borghese fanno irruzione nella casa dove vive insieme alla madre. Maria è sequestrata e condotta in una prigione segreta, camuffata da garage, per essere "interrogata" e denunciare i nomi dei suoi compagni, oppositori politici del regime. Maria è destinata a diventare uno dei 30.000 desaparecidos argentini, vittime della repressione militare-politica.
Marco Bechis, regista italiano dalle radici sudamericane, riparato in Italia per sfuggire alle persecuzioni della dittatura , ha diretto un coraggioso film di denuncia civile in uno stile asciutto e documentaristico, ma allo stesso tempo coinvolgente e inquietante per lo spettatore, che partecipa della stessa sensazione di impotenza e costrizione in cui si dibattono i personaggi. La violenza delle situazioni, più che rappresentata in modo esplicita, è suggerita per una sorta di pudore morale che nulla toglie alla drammaticità del racconto. Anzi l'assenza di riferimenti, date, numeri, luoghi manifesti sembra collocare la vicenda in un assoluto inquietante, condensato di ogni tortura e di ogni miseria.
Il garage Olimpo, con i suoi ambienti maleodoranti e sporchi, con i suoi miserabili aguzzini, ridotti a bassa manovalanza di uno "sporco" lavoro che assume le caratteristica di una grigia routine burocratica, con le sue vittime impotenti e avvilite, è un vero e proprio spazio simbolico del sottosuolo, antro oscuro e sinistro dove si agitano i destini degli individui che lo popolano.
L'altra città, quella apparente e normale, colta attraverso suggestive riprese aeree in un contrasto intenzionale, sottolineato dalla scansione drammatica del montaggio, sembra vivere un'esistenza parallela, ignara o meglio indifferente a quanto accade nei suoi meandri.
Il commento musicale, cupo e introspettivo, stride volutamente con le canzonette di musica leggera che gli aguzzini diffondono a tutto volume per coprire le urla di dolore delle vittime; sembra in tal modo dichiarare l'esistenza del Male che si realizza nella banalità quotidiana .
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