
| Titolo | Piccoli affari sporchi (Dirty Pretty Things) |
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| Regia | Stephen Frears | |
| Sceneggiatura | Steven Knight | |
| Fotografia | Chris Menges | |
| Nazionalità | Gran Bretagna, 2002 | |
| Durata | 1h. 38' | |
| Interpreti | Audrey Tautou, Chiwetel Ejiofor, Sergi Lopez, Sophie Okonedo, Benedict Wong, Zlatko Buric, Sotigui Kouyate, Abi Gouhad, Jean-Philippe Ecoffey, Jeffrey Kissoon, Kenan Hundaverdi, Darrell D'Silva, Yusuf Altin, Naomi Simpson, Jemanesh Solomon, Noma Dumezweni, Kriss Dosanjh, Rita Hamill, Ron Stenner, Adrian Scarborough, Nizwar Karanj | |
Traccia tematica
Nella Londra contemporanea un gruppo di immigrati è coinvolto in un turpe traffico illegale, gestito da un personaggio senza scrupoli. Gli eroi positivi del film sono gli “invisibili” abitanti dell’underground urbano, quelli che l’opulenta società occidentale condanna a lavori infimi e malpagati. |
| Dietro la sceneggiatura thriller compare in filigrana il messaggio etico del regista: il vero degrado non è quello sociale degli immigrati, ma quello, ben più grave, di chi baratta l’esteriorità formale (il passaporto, un tenore di vita elevato), con i valori dell’interiorità, simboleggiati dalla vendita degli organi. L’intento etico-politico rinuncia alla più tradizionale formulazione documentaristica per esprimersi nel linguaggio spettacolare del film d’azione, ricco di colpi di scena, al centro del quale campeggia, come di consueto nella filmografia di avventura, un protagonista bello e buono (insolitamente di colore), che si trasforma in eroe per caso e per amore. È per questa ragione che il film è facile e profondo, finto e autentico allo stesso tempo. |